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L'azienda

La storia di «Mupo Sospensioni» comincia sull’Appennino fra Bologna e Modena, all’inizio degli anni Novanta. Mupo è un bel cane pastore, nero, fedele compagno di Gianluca Maselli: una giovane promessa del pedale che non disdegna due «sgasate» sulla moto da cross. Maselli, classe 1967, dopo aver frequentato l’istituto tecnico «Belluzzi» di Bologna si mette a correre in bicicletta su strada, prima di passare alla mountain bike, con notevoli soddisfazioni. La gamba è buona e il coraggio non manca. Il ragazzo si fa presto notare da una storica azienda bolognese che produce forcelle per blasonati marchi motociclistici. Così Gianluca diventa collaudatore e, allo stesso tempo, insieme alla sua socia, inizia a Castello di Serravalle l’attività di assemblaggio di forcelle per gli scooter. E’ un’esperienza determinante per Maselli, che comincia anche un percorso formativo nel reparto Ricerca e Sviluppo dell’azienda che lo ha ingaggiato.

Con la volontà di emergere e la giusta guida, il ragazzo cresce in fretta. Le sospensioni che sviluppa funzionano bene, così si dice anche nel passaparola fra gli appassionati. «A quei tempi  - racconta - andava di moda il tuning, cioè preparare le moto assecondando i desideri di clienti esigenti». Le soddisfazioni non si fanno attendere. Ogni mese sulla rivista Motociclismo, c’è una rubrica che si chiama «Bielle roventi» che parla bene delle sospensioni sviluppate da Maselli. Lui, intanto, comincia a seguire il mondiale di Motocross e di Enduro, facendosi le ossa come tecnico di pista. Bei ricordi: «Ho fatto esperienza nel mondiale 250 con la Yamaha, con piloti quali Garcia Vico e Alex Puzar. Indimenticabile il primo punto iridato, conquistato da Vico sulla pista di Talavera de la Reina, sulle rive del Tago. Chiamai subito l’azienda in Italia e tutti stavano già festeggiando. Prendere quel punto fu come vincere l’intero mondiale».


Il cuore sulla pit-lane
I gran premi sono importanti per l’esperienza tecnica e per sviluppare prodotti sempre migliori. Ma soprattutto sono importanti perché è lì, ai bordi della pista, che il mito si alimenta di sentimento e si rinnova. Questa storia non avrebbe importanza, o non esisterebbe, senza le corse e senza l’emozione di un giro veloce, senza l’odore del carburante speciale, senza il sudore che cade sull’asfalto rovente, a grana grossa, della pit-lane. Non avrebbe senso senza il legame particolare, quasi fraterno, che si crea fra i meccanici e i loro piloti. «Noi siamo un circo che si sposta tutto assieme», dice Maselli. «Di giorno si lavora e si è avversari ma la sera ci ritroviamo tutti in amicizia, si accendono le grigliate e si chiacchiera di donne e motori. Quando vado in giro per l’Italia scopro che ho amici in ogni luogo, perché questo circo è composto da persone che vengono da tutto il Paese, da Bolzano alla Sicilia. In tanti ci invidiano quando ci vedono lì, ai box, e sanno che giriamo il mondo. In realtà il mondo non lo vedi, perché arrivi, prepari la gara e alla fine smonti e te ne vai esausto. Ma quello che ricevi a livello umano compensa i sacrifici».

 
Le prime vittorie e  il sodalizio con «Roccia»
La storia è già sul finire del primo decennio. Maselli inizia a collaborare con un marchio leggendario fra i produttori di motociclette: la bolognese Mondial, che intende rilanciarsi mettendo sul mercato un’edizione esclusiva del modello «Piega», spinta da un motore bicilindrico Vtr Honda da 1.000 centimetri cubi. «Fu un’eccezione per i giapponesi, che non danno mai il loro motore ad altre marche. Forse fu per riconoscenza, perché la prima Honda fu realizzata ispirandosi proprio a una Mondial», racconta Maselli. La nuova «Piega 1000» è un oggetto di culto, prodotta per breve tempo e in pochi esemplari. Si acquista direttamente alla Casa ed è caratterizzata dall’eccellenza e dall’esclusività dei componenti. Fra questi le forcelle e gli ammortizzatori interamente progettati, sviluppati e collaudati nell’officina di Castello di Serravalle e marchiati «Mondial by Mupo». Il lavoro riesce bene, ma non è facile: «Iniziammo con le campionature, andando a bussare nelle officine di fornitori che non ci conoscevano e che non volevano perdere tempo a fresare pochissimi pezzi, in un periodo in cui il lavoro certo non mancava a nessuno». La corsia di accelerazione è però imboccata: terminata l’esperienza Mondial, Maselli decide di capitalizzare l’esperienza. Così il marchio Mupo compare sulle Suzuki 750 e, in particolare, sulla  motocicletta di Gianluca Villa, nipote di Walter Villa: il quattro volte campione del mondo di Castelnuovo Rangone, scomparso a Modena nel 2002.
Il nuovo secolo comincia sotto i migliori auspici: «Cominciammo a correre nel campionato italiano di velocità con le nostre sospensioni. All’epoca c’erano le Ducati, imbattibili, con cilindrate superiori alle nostre. Ma fra le moto a 4 cilindri, la nostra era sempre la prima». Insomma, le soddisfazioni non mancano e gli ottimi risultati in gara accendono l’entusiasmo. Il primo ammortizzatore Mupo per la Yamaha R6 debutta all’autodromo dell’Umbria, a Magione, sul lago Trasimeno, sulla moto di Simone Saltarelli, che vince la gara. Poi è la volta delle Aprilia 125 Gp e si continua a vincere. E’ qui che la storia di Gianluca si salda a quella di «Roccia», al secolo Sandro Cassanelli.

Roccia è un appassionato di moto ed è un esperto progettista al Cad. La sua passione lo porta sempre più spesso a frequentare l’officina di Maselli, e non si tira indietro quando serve una mano. «A quei tempi Gianluca disegnava ancora col tecnigrafo», ricorda divertito. «Così gli installai un Autocad e gli procurai un monitor adeguato». I due dimostrano caratteri complementari, perfetti per lavorare assieme. Così, nel 2003, fondano la Mupo Sospensioni e assumono un grande esperto in materia: Paolo Baldazzi, che per entrare alla Mupo lascia la responsabilità del reparto prototipi di una grande azienda.


Un traguardo dopo l’altro, pensando sempre al successivo
L’inizio della storia imprenditoriale della Mupo è quella di una piccolissima impresa artigiana: tanta passione e competenza, ma poche risorse. «Grandi sacrifici e poche migliaia di euro di capitale. Un pezzo alla volta, a piccoli passi, senza prendere gli stipendi». E nei fine settimana niente riposo, ma assistenza ai piloti, nei box, con un furgone in prestito. I lusinghieri risultati e le innumerevoli citazioni sulla stampa specializzata non bastano: «Eravamo ancora sconosciuti ed era difficile far comprendere il valore del nostro prodotto, i nostri punti di forza. Ma poi con il tempo siamo riusciti a conquistare la nostra fetta di mercato. Oggi siamo fra i primi produttori di ammortizzatori racing in Italia». Un traguardo dopo l’altro, pensando sempre al successivo. La Mupo non produce con metodi industriali e questo si rivela un vantaggio. «Noi andiamo in macchina volta per volta, con lotti di pochi pezzi e questo ci permette di migliorare continuamente il prodotto. Se ci rendiamo conto che un particolare può essere migliorato, finiti i pochi pezzi che abbiamo a magazzino, la serie dopo sarà certamente perfezionata. Questa è la modalità che ci ha portato a un prodotto eccellente. Ogni volta ci sembra al limite della sua evoluzione e ci stupiamo ancora quando questo limite lo superiamo». Un miglior tempo in gara non si ottiene in rettilineo. Gli esperti spiegano che con una buona sospensione «hai più feeling», si sfruttano al meglio le gomme, puoi «staccare» dopo e «aprire» prima. Ma il successo viene anche dalla continua ricerca, nella quale la Mupo investe molto: «Facciamo tanto sviluppo approfittando dell’esperienza nelle corse per evolvere in tecnologia».
Sono le gare il vero reparto R&D di Mupo. «La pista è il coronamento di un sogno, ma non è tutto oro quel che luccica» rivela Cassanelli. «Questo è un lavoro bellissimo, che però richiede grande passione e spirito di sacrificio per reggere i ritmi di lavoro e la pressione di un ambiente difficile come quello delle gare, dove le cose si dicono in maniera diretta e ci sono tanti “profeti” che ti giudicano. Puoi lavorare tanto per preparare una forcella, sapendo che quando arrivi ai box puoi  scoprire che è tutta da rifare, lì sul posto, per adeguarla a mutate esigenze. In questo mestiere devi essere anche un po’ psicologo, per comunicare con i piloti, che spesso sono anche rivali fra loro nello stesso team». Non si possono fare preferenze. «Il nostro è un prodotto che dipende moltissimo dal fattore umano. Un buon progetto, buoni materiali e un buon assemblaggio sono sicuramente importanti, ma ciò che fa la differenza, è sapere come mettere a punto ogni singolo elemento». Non si smette mai di lavorare e studiare, dice Roccia: «Per progredire e ottenere sempre il massimo dal prodotto occorre investire molto tempo per aggiornarsi. Le moto cambiano continuamente, si modificano le ciclistiche, le geometrie, la ripartizione dei pesi. Per questo noi, che realizziamo i pezzi e li seguiamo in gara, riusciamo sempre a evolvere».
In pista oggi la Mupo non si presenta più con furgoni prestati dagli amici, ma con un imponente motorhome-officina, attrezzatissimo come giusto che sia per servire i campioni, aiutandoli a migliorare in tutta sicurezza le loro performance. Nel settembre del 2009 Eddi la Marra vince a Imola la gara del Campionato Europeo Superstock 600, con una Honda Cbr che montava gli ammortizzatori Mupo appositamente preparati per lui. E’ stata una grande vittoria che si può considerare iridata, poiché i tutti i fuoriclasse di questa specialità corrono in Europa.


Un nuovo inizio per il terzo decennio
Questa storia inizia il suo terzo decennio con un bel salto. Il 26 aprile 2010 la Mupo Srl inaugura la nuova sede, una moderna officina a Castel Guelfo di Bologna, dove l’azienda si trasferisce dopo essere entrata nel gruppo Roberto Nuti Spa, produttore degli ammortizzatori Sabo per veicoli industriali, esportati in oltre 80 Paesi.
«La Mupo serve più di 90 clienti, per lo più meccanici, e i nostri prodotti sono in pista nel mondiale Supersport e Superstock e Stock 600, Endurance e Supermotard. Seguiamo con i nostri tecnici una ventina di piloti», spiegano alla Mupo. «L’ingresso nel gruppo Roberto Nuti Spa è un passaggio importante della nostra storia, perché ci permette di portare avanti la nostra politica di qualità e, allo stesso tempo, di avere le risorse per fare più sviluppo e ricerca». Al primo posto la sicurezza: «Il motociclismo è uno sport difficile e rischioso. Quando abbiamo aperto la Mupo uno dei nostri primi investimenti è stato il banco prova, perché la sospensione è un elemento delicato, che va realizzato con grande responsabilità. Il 100% dei nostri prodotti viene collaudato. Non smetteremo mai di controllare ogni prodotto. Uno ad uno».

(Massimo Calvi ©Rizomedia)
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